Ridete dei vostri 20 anni

Figlie mie..
Ridete dei vostri 20 anni
del sorriso che arriva all’improvviso
delle idee pazze che
inebriano la mente
degli amori mai detti
che vi rendono felici
Come chiave del mondo
ridete dei vostri 20 anni
aggrappatevi ai sogni
come un cane all’osso
non ascoltate altro
che voi stesse
Abbracciate nei vostri
20 anni più alberi che potete
fra le mani il sapore
della menta e del rosmarino
Guardate nel cielo le stelle
amate il mare e le montagne
Ridete dei vostri 20 anni
con la testa alta
e gli occhi che guardano
sempre avanti..
circondatevi di gente
che sa ridere
vivete i giorni appieno
Ridete davanti ad un sole
ad una primavera
annusate un fiore
tra le mani sabbia come clessidra
del tempo infinito
Ridete dei vostri 20 anni..

Il Costa… 29 luglio 2020

Pubblicato da Il Costa

Un Disadattato in viaggio ...tra nomadi zingari e gitani

11 pensieri riguardo “Ridete dei vostri 20 anni

  1. Caro Costa, questa è la versione completa di “Fuoco sacro”
    Ho il fuoco sacro della poesia,
    e non c’è ostacolo o scoglio
    che riesca a sviarmi o mi porti via,
    cammino per le strade e le piazze
    a volte, posso sembrarvi un po’ perso,
    ma la mia mente vola e libra leggera,
    immersa totalmente in un nuovo verso,
    nel suo impalpabile e lieve universo,
    mio smisurato mondo: infinito,
    dove guerre e crudeltà sono bandite
    ove il sogno è realtà, e la realtà un miraggio,
    colmo di dolore e spietatezza, e dove è negata
    l’infanzia e la giovinezza, il male è padrone
    assoluto, deruba i sogni e le speranze,
    illusioni d’una vita migliore, sotto piogge di bombe
    più o meno “intelligenti”, intelligenza d’un demonio,
    che distrugge la vita in ogni sua parvenza,
    le feste d’un matrimonio, rito nuziale con Satana
    corpi spazzati via come fuscelli
    in nome di un Dio cieco e sordo,
    in nome di un Dio sordo e cieco.
    In tutta questa assurda situazione,
    la mia mente cerca, testardamente, poesia,
    oscilla, vacilla, riprende la rotta e l’ispirazione:
    la poesia non salverà il mondo; ma l’umanità,
    il suo stato d’animo più profondo, ineguagliabile,
    brucerà e risorgerà in un fuoco sacro,
    Fuoco sacro che la monderà.

    M’immergerò in un mare d’emozioni
    tra onde di perifrasi di sinonimi
    flussi di sentimenti fragili come cristalli
    dove i pesci son parole, espressioni di gioia
    o di dolore, frasi d’amore o di stupore
    ove il mondo è meraviglia, nuvola di zucchero
    e di vaniglia, dove splende la mia sensibilità
    dove sfavilla la mia fragilità,
    che di salute son cagionevole, ma la mia forza
    è nella poesia, mia compagna e amica
    mio riferimento costante, mio solido picchetto
    che mi sorregge sulla parete impervia della vita,
    sulla quale m’innalzo con i miei versi,
    punti di riferimento nelle costellazioni dei cuori
    di chi come me soffre i patimenti
    di un corpo fragile che t’inganna, ti conduce
    sui binari della sofferenza, in stanze disadorne
    d’ospedali dove la noia fa da padrona
    e le notti ed i giorni, si susseguono uguali
    i minuti sono ore, e le ore sono anni,
    dove scorre la tua vita appesa ad un filo
    filo di seta fragile e sottile, filo di speranza
    di volerne uscirne vivo.
    Ho trascorso gran parte della vita
    in ospedale, un filo rosso continuo ed intrecciato,
    che ha rafforzato la mia sensibilità
    costruito una rude corazza sulla mia emotività:
    Ho il fuoco sacro della poesia.

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